Piazza Navona Oggi
Dal dopoguerra numerosi artisti hanno cominciato a frequentare la piazza attrezzati di banchetti improvvisati per dipingere e per esporre le loro creazioni, alcuni specializzati in ritratti e caricature per i passanti.
Da tempi più recenti invece, la Piazza è divenuta luogo di incontro di artisti di strada come le statue viventi, i clown, musicisti e cantanti, che la rendono, soprattutto nelle ore serali, uno dei punti più vitali ed interessanti della città.
Palazzo Braschi
Questa magnifica residenza nobiliare, fu costruita nel luogo dove precedentemente era il rinascimentale Palazzo di Francesco Orsini, risalente al 1435, nel corso del tempo ospitò il Cardinale Oliviero Carafa e poi il Cardinale Antonio Ciocchi del Monte, che nel XVI secolo fece erigere da Antonio Sangallo il Giovane, una torre istoriata su uno dei lati della costruzione.
Nel 1790 l'edificio divenne proprietà di papa Pio VI Braschi che ne ordinò la demolizione e commissionò all'architetto Cosimo Morelli i lavori per un nuovo palazzo, a favore dei suoi nipoti Luigi e Romualdo Onesti.
Nel 1871, dopo la morte del Duca Braschi, gli eredi furono costretti a vendere l'edificio allo Stato Italiano, a causa delle cattive condizioni economiche in cui il casato si trovava. Venne quindi utilizzato come sede del Ministero dell'Interno e poi nei primi anni del '900, come sede di varie istituzioni fasciste.
Nel dopoguerra, Palazzo Braschi fu addirittura rifugio per 300 famiglie di sfollati. Questa destinazione d'uso, come si può ben immaginare, arrecò non pochi danni allo stabile, che fu oggetto di vandalismo e che vide deturpato, se non sottratto, il proprio patrimonio artistico.
Dal 1952 Palazzo Braschi divenne proprietà del Comune di Roma, subendo vari interventi di restauro, e da allora ospita il Museo di Roma, dove vi sono esposti oggetti di uso quotidiano che illustrano la vita della città dal Medioevo fino alla fine dell'Ottocento e varie collezioni artistiche, come la serie di acquerelli di Roma Sparita di Ettore Roesler Franz, nonché i disegni di Bartolomeo Pinelli.
La facciata presenta un basamento in travertino e le finestre al pianterreno sono adorne di una testa di leone che regge nella bocca una pigna, elementi dello stemma degli Onesti, mentre quelle al primo piano hanno un timpano curvilineo con festoni di foglie di quercia poggianti su dadi con stelle.
Il portale è affiancato da due colonne che sorreggono un lungo balcone e all'interno una maestosa scala d'onore alla quale si accede dall'ingresso di Via di S. Pantaleo.
Statue antiche, stucchi e 18 colonne di granito rosso con capitelli recanti gli stemmi dei Braschi e degli Onesti contribuiscono a rendere l'opera davvero solenne.
Palazzo Lancellotti
Palazzo Lancellotti, conosciuto anche come de Torres, si affaccia si affaccia con il suo prospetto posteriore su Piazza Navona.
Nel 1542 l'Arcivescovo di Salerno Ludovico Torres commissionò la costruzione dell'edificio all'architetto Pirro Logorio, per farne il palazzo di famiglia. Nel 600, andò in eredità alla famiglia Lancellotti, a seguito del matrimonio della nipote del Cardinale Cosimo De Torres con un Lancellotti e nell'800 con la morte dell'ultimo esponente della famiglia Torres, Ottavio, il nome passò al nipote Filippo Massimo Lancellotti.
L'edificio, esempio di architettura tardo rinascimentale, presenta una interessante facciata principale con tre ordini di undici finestre di travertino, decorate da un architrave e sovrastate da un cornicione.
Si entra nell'edificio attraverso un imponente portale fiancheggiato da colonne e sormontato da un balcone, attraverso il quale si accede ad un cortile, porticato da un lato su colonne e decorato con piante, rilievi antichi e stucchi.
Nella loggia sono disposte alcune statue che costituiscono quello che rimane di una grande collezione: ne facevano parte la statua della Pudicizia, la Diana Efesina e il bassorilievo di Medea oggi ai Musei Vaticani; il famoso Discobolo Lancellotti, copia della statua di Mirone, oggi al Museo Nazionale Romano. All’interno del palazzo si possono ammirare i magnifici affreschi di Agostino Tassi e del Guercino con paesaggi, allegorie e prospettive.
Palazzo Pamphilj
Fu edificato da Girolamo Rainaldi su commissione di papa Innocenzo X nel 1644 ed alla realizzazione partecipò anche il Borromini, portata a termine nel 1650. Il palazzo venne poi donato dal papa a sua cognata Donna Olimpia Maidalchini.
Nel 1647 il figlio di Donna Olimpia, Camillo, sposa Olimpia Aldobrandini, la quale porta in dote un edificio affacciato su Via del Corso, che venne poi scelto come residenza della famiglia, utilizzando Palazzo Pamphilj per ospitare cardinali e scrittori.
Dalla metà dell'800 vi si insediò l’Accademia Filarmonica Romana ed in seguito la Società Musicale Romana. Nel 1960 il palazzo fu acquistato dal Brasile per farvi la propria ambasciata.
Il Palazzo si sviluppa sulla piazza in senso orizzontale e vi si accede attraverso un maestoso portale affiancato da due colonne per lato che sostengono un ampio balcone, ed ai suoi lati, lungo la facciata, si aprono altri due portoni sormontati da due balconcini.
Le finestre dei piani superiori sono decorate con il motivo familiare della colomba mentre al centro della facciata risalta un grande stemma della famiglia Pamphilj.
Dal portone principale si accede al cortile che presenta su tre lati due ordini di arcate sorrette da colonne doriche al pianterreno e ioniche al primo piano; proseguendo attraverso un portico, si accede al secondo cortile, il più antico, e decorato anch'esso con due ordini di archi.
Palazzo De Cupis - Ornani - Tuccimei
Bernardino de Cupis fu il primo della famiglia a stabilirsi da Montefalco a Roma intorno al 1462, dove acquistò alcuni edifici a Piazza Navona. Giandomenico, suo figlio, nominato Cardinale da Leone X, ampliò i possedimenti della famiglia acquistando altre case confinanti per poi unirle al palazzo originario.
Ultimo dei de Cupis che occupò il palazzo fu Curzio perchè in seguito, dal 1560, venne dato in affitto numerose volte a cardinali, vescovi e ambasciatori.
Le ultime notizie sulla famiglia, le quali condizioni economiche erano alquanto dissestate, riguardano Francesco de Cupis, imparentato con gli Ornani, che nel 1683 dovette fuggire a Napoli sotto la protezione della Regina per evitare la certa decapitazione per volere del Papa e del quale non si ebbero più notizie.
In seguito gli Ornani rilevarono l'edificio di piazza Navona, e aprirono nei locali al pianterreno, il famoso Teatro Ornani, divenuto nell’800 teatro Emiliani e chiuso alla fine del secolo. Rimase in loro possesso fino al primo decennio dell'Ottocento, quando la marchesa Clelia Ornani de Cupis vendette a Francesco Fiorini una porzione del Palazzo.
Poco tempo dopo però, gli eredi della marchesa impugnarono la vendita e il contratto fu annullato dalla Sacra Rota. Il 15 dicembre 1817, parte del palazzo fu acquistata dall’avvocato rotale Giovanni Battista Tuccimei e quando passò ai suoi tre figli, questi acquistarono anche la parte rimanente oltre a vari altri locali e botteghe in Via dell'Anima.
In questo modo il palazzo tornò sotto un unico proprietario: la famiglia Tuccimei, i quali scolpirono sullo stipite della porta il loro stemma e il loro nome, proprio a testimonianza di questo fatto.
Chiesa di Sant'Agnese in Agone
La chiesa fu commissionata da papa Innocenzo X nel 1652, affidando l'opera a Girolamo e Carlo Rainaldi, sostituiti in seguito dal Borromini, che lavorò alla chiesa dal 1653 al 1657. Questi si attenne quasi completamente al progetto dei Rainaldi, salvo che per la facciata concava, studiata per dare maggiore risalto alla cupola inquadrata dai campanili gemelli.
All'interno della Chiesa, la cui pianta è a croce greca, vi è la tomba dell'artefice della bellezza della piazza, Innocenzo X, situata insieme ad altri membri della famiglia in una cripta a sinistra dell'altare maggiore.
Seminascosto al di sopra dell'ingresso, è situato il monumento di Innocenzo X, opera del 1730 di Giovanni Battista Maini. Si dice che la statua benedice chi non la vede perchè, data la sua posizione, ben pochi sono coloro che si voltano per ammirare il busto del pontefice.
Gli altari, sette in tutto, sono interamente coperti da bassorilievi, opere di Ercole Ferrata e Domenico Guidi, mentre la cupola è decorata con affreschi raffiguranti Sant'Agnese, eseguiti tra il 1670 e il 1689 da Ciro Ferri e Sebastiano Corbellini.
All'interno si possono ammirare altri affreschi, eseguiti da Gaulli, statue di Piero Paolo Campi e Melchiorre Caffà e veri dipinti di Francesco Rossi, Domenico Guidi, Antonio Raggi ed Ercole Ferrata.
La Chiesa, oltre ad essere decorata da marmi pregiati e stucchi dorati, ospita anche alcuni materiali sottratti ad altri edifici religiosi come le campane, che furono tolte alla Cattedrale di Castro (nel Viterbese), quando venne distrutta per ordine di Innocenzo X, e le colonne delle cappelle, provenienti da San Giovanni in Laterano.
Il sotterraneo, ricavato da un antico oratorio medievale, ospita sull'altare Il miracolo dei capelli di Sant'Agnese, rilievo marmoreo di Alessandro Algardi.
Chiesa di Santa Maria dell'Anima
Santa Maria dell'Anima è la chiesa nazionale tedesca e sorse su tre case che Giovanni Pietro da Dordrecht e consorte acquistarono per adibirle ad ospizio per l'accoglienza dei poveri e dei pellegrini germanici.
Il nome ha origine dal ritrovamento di un affresco raffigurante Maria tra due anime del purgatorio, avvenuto durante i lavori di costruzione dell'oratorio verso la fine del '400.
L'edificio subì varie ricostruzioni in seguito ai danni compiuti dai lanzichenecchi nel 1528 o dopo l'invasione francese del 1798, durante la quale la chiesa fu utilizzata come fienile e scuderia. Soltanto nella seconda metà dell'800, sott Pio IX, venne restituita al culto ed alla sua originaria destinazione.
La facciata è attribuita a Giuliano da Sangallo e in seguito fu posto sul portale centrale, il gruppo della Madonna con le anime oranti di Andrea Sansovino, probabilmente una riproduzione dell'antico affresco, affiancato da colonne in marmo. Ai lati di quello centrale vi sono altri due portali di dimensioni minori e tre grandi vetrate occupano quasi per intero il secondo piano, mentre al terzo vi è un grande occhio centrale affiancato dagli stemmi di papa Adriano VI, qui sepolto.
Caratteristico ed elegante il campanile in mattoni, che presenta parti in marmo, bifore rinascimentali ed una guglia ricoperta di piccoli dischi di ceramica policromi. L'interno è a tre navate asimmetriche divise da pilastri con capitelli corinzi, ai quali sono addossati numerose lapidi sepolcrali. Notevoli le opere d'arte che vi sono conservate: la pala raffigurante la Sacra Famiglia e Santi, realizzata da Giulio Romano, i Santi di Ludovico Seitz che affrescano la volta della navata centrale ed una Assunta di Giovan Francesco Romanelli. Inoltre degne di nota sono la cappella della Pietà e il monumento funerario ad Adriano VI realizzato su disegno del Peruzzi.
Il Mercatino di Natale
Un appuntamento che si ripete ormai da quasi cento anni a Piazza Navona è il tradizionale Mercatino di Natale.
Si ritorna per un attimo ai tempi antichi, alle tradizioni paesane in cui la piazza abbraccia musiche, giostre, luci colorate e bancarelle restaurate per l’occasione che strabordano di dolciumi, balocchi, addobbi natalizi, befane, statuette per il presepe, zucchero filato, ciambelle calde e scopine scacciaguai.
Nella piazza, ma anche Via dei Coronari, in Via dell’Orso e a Sant’Eustachio hanno inoltre luogo concerti di mandolino, gospel, musica etnica, e sono allestite una mostra del giocattolo ed una dei presepi più antichi della nostra tradizione, mentre un mestrello avrà il compito di raccontare gli aneddoti più misteriosi e sconosciuti del nostro centro storico.
La tradizione vuole inoltre che la visita al mercato di Piazza Navona debba essere necessariamente accompagnata dall’acquisto delle decorazioni per l’albero affinché questo porti fortuna e prosperità per l’anno che verrà.
Tutto ciò in attesa poi dell'ultimo giorno, l'Epifania, segnato dall'arrivo della Befana che aspetta in piazza i più piccoli per donare loro zucchero o carbone.